sabato 15 ottobre 2011


Non è il potere che redime, ma l’amore!



Nell’Antico Oriente era usanza che i re designassero se stessi come pastori del loro popolo. Questa era un’immagine del loro potere, un’immagine cinica: i popoli erano per loro come pecore, delle quali il pastore poteva disporre a suo piacimento. Mentre il pastore di tutti gli uomini, il Dio vivente, è divenuto lui stesso agnello, si è messo dalla parte degli agnelli, di coloro che sono calpestati e uccisi. Proprio così Egli si rivela come il vero pastore: Io sono il buon pastore. Io offro la mia vita per le pecore, dice Gesù di se stesso (Gv 10, 14s). Non è il potere che redime, ma l’amore! Questo è il segno di Dio: Egli stesso è amore. Quante volte noi desidereremmo che Dio si mostrasse più forte. Che Egli colpisse duramente, sconfiggesse il male e creasse un mondo migliore. Tutte le ideologie del potere si giustificano così, giustificano la distruzione di ciò che si opporrebbe al progresso e alla liberazione dell’umanità. Noi soffriamo per la pazienza di Dio. E nondimeno abbiamo tutti bisogno della sua pazienza. Il Dio, che è divenuto agnello, ci dice che il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori. Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall’impazienza degli uomin
i.


Basta un bicchiere d’acqua




Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri». Ma Gesù disse: «Non glielo proibite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi è per noi.Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa.
Mc 9, 39-41
La tentazione di decidere noi i criteri di chi è dentro e chi è fuori, di chi segue Gesù e di chi non lo fa, di dare patenti di autenticità… è sempre forte in noi cristiani.
Vogliamo distribuire etichette che, a nostro avviso, fanno chiarezza nella comunità cristiana.
In realtà non funziona affatto così.

I criteri di Gesù sono molto diversi. Soprattutto molto più larghi, o meglio più profondi, perché vedono dove noi solitamente non vediamo.
Non un criterio di esclusività, ma uno di inclusività.
E’ rivoluzionario questo “chi non è contro di noi è per noi”.
Non possiamo vedere i confini della comunità di Gesù. E’ più larga, molto di più di quanto pensiamo.
E basta davvero poco per farne parte. Basta un bicchiere d’acqua.

Ci è difficile perdonare.
Miniatura
Quando lo facciamo mettiamo dei limiti. Siamo disposti a capire la persona che ci ha offeso ma con lei non vogliamo avere più nulla a che fare. La consideriamo fuori dalla nostra cerchia di benevolenza.
Gesù invece ci invita a perdonare sempre ed in modo incondizionato, così come ha fatto Lui sulla croce. Così come fa Dio Padre nei nostri riguardi. Anche se il nostro peccato è enorme, Lui lo cancella per sempre se ci pentiamo. Ci dà una nuova possibilità di ricominciare.
Forse noi non siamo pronti per accogliere un dono così fuori dal mondo, perché i sensi di colpa non ci abbandonano e non perdoniamo a noi stessi, delle volte, il male che facciamo. O non accettiamo quella parte di noi stessi che vorremmo buttare nel cassonetto.
Dio è l’unico che può aiutarci a riconciliarci con noi stessi, con quella parte oscura di noi che condiziona il nostro relazionarci agli altri. Lui può donarci la pace perché sempre ci accetta per quello che siamo. Se ci sentiamo amati da Lui il suo perdono entra dentro di noi e ci dona energia nuova.
Sperimentandola viva nel nostro intimo, il cuore continuamente si ringiovanisce e si apre all’amore vero. Allora sì che il nostro perdono sarà incondizionato e sapremo capire che ci offende, donandogli quella serenità e quell’abbraccio che abbiamo ricevuto dal Signore.


I CRITERI DI DIO
I criteri di Dio sono sempre diversi dai nostri.
Egli tratta tutti secondo la sua logica dell’amore e di padre. A tutti è riservata la salvezza, anche all’ultima ora, come quella del cosiddetto buon ladrone.
Noi facciamo le cose, a volte, avanzando delle pretese e non ce ne accorgiamo.Perché a quello ha fatto così e a me ha riservato un altro trattamento? Non meritavo io di più? Ci chiediamo in alcune situazioni.
È vero, ci sono tante ingiustizie, ma spesso l’invidia porta a non vedere bene e a pretendere tutto per se stessi.
L’amore, invece, mette al primo posto gli interessi degli altri. Il loro bene.
L’affetto di una madre manifesta la premura particolare per ognuno dei figli, soprattutto per gli ultimi o più deboli. Dio si comporta circa allo stesso modo. Ha un occhio di riguardo per ognuno, tenendo conto delle necessità e dei tempi di ciascuno. Sa il bene di ciascuno.
Il nostro Dio è sempre lì che aspetta il ritorno della pecora smarrita o di quella zoppa. A differenza del nostro di fare, che tende a emarginare chi è differente da noi e a lasciarlo indietro.
Nessuno è un peso al cospetto di Dio.
La vita di ognuno di noi ha un forte valore. Non vuole che la sprechiamo; quando ce ne rendiamo conto, non è mai troppo tardi per cominciare a vivere. Abbiamo sempre una nuova possibilità. Sia che siamo alla fine o all’inizio del nostro esistere.
Signore aiutaci a gioire insieme con te quando ritorna una pecorella smarrita o vediamo il sorriso sbocciare su una persona che ritrova la sua voglia di vivere.
E’un tuo dono ed anche la nostra gioia.

venerdì 14 ottobre 2011


  • La delusione (Ecco chi sei veramente!)

debolezzaPensavamo di essere così buoni, così consacrati, così umili, ed ecco è bastato un semplice attacco del nemico per mettere in luce chi siamo veramente. 
Pensavamo di conoscerci intimamente, certo sapevamo di essere ancora fallaci , di avere ancora delle debolezze, ci pentivamo, e a volte sentivamo un po’ di amarezza per la nostra condizione, ma in fondo ci siamo sempre impegnati, il nostro andare in chiesa, seguire le attività comunitarie, il nostro servizio cristiano, ci avevano convinti che "non eravamo poi così cattivi", ma ora questa caduta improvvisa!


Gesù ci guarda in profondità e ci dice: ecco chi sei veramente!....



  PUÒ QUALCUNO SVEGLIARE SE STESSO?
credenti addormentati
1. Quante volte abbiamo sentito questo commento: "Risvegliati... tu che dormi... siamo noi che dobbiamo svegliarci, non è Dio che manda il risveglio."
2. Ma come può qualcuno svegliarsi se sta dormendo e forse profondamente immerso nel sonno? Persone dal sonno pesante sanno che per svegliarsi ci vuole una buona "sveglia", o qualcuno che vada vicino al letto e li "chiami" o li "scuota" e non sempre questo qualcuno è "gradito" in quel momento.
3. A volte il risveglio è necessario perché altrimenti si fa tardi sul lavoro... a scuola... ad un appuntamento. Ma il risveglio a volte è fatale, è questione di vita o di morte. Una mamma può svegliare "dolcemente" il suo bambino per mandarlo a scuola; ma lo sveglierà "bruscamente" se la casa sta bruciando.
4. Se vedessimo un uomo profondamente addormentato mentre la sua casa sta per crollare cosa faremmo? E come mai alcuni stanno assistendo al crollo della loro stessa casa, del loro matrimonio, con impassibilità? E come mai non sentiamo l'urgenza di "svegliare" i peccatori che sappiamo stanno precipitando nell'abisso? Se non avvertiamo questa urgenza, se non facciamo questo nostro dovere, la risposta può essere una sola: anche noi stiamo dormendo!